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Come un albero piegato al vento


Mi sono svegliata nella notte con un presentimento vago ma terribile, come se tutto intorno a me dovesse franare e lasciarmi completamente in balia dei miei mostri. Sono uscita come se le stelle ci fossero, anche se il cielo era completamente buio e ricoperto di nuvole minacciose che mi opprimevano ad ogni passo sul selciato. Nel buio della mia mente solo muri alti che comprimevano lo sguardo e non facevano filtrare alcuna luce, malgrado crepe, tante crepe ricoprissero completamente quel muro, mi ci sono avvicinata e timorosa l’ho toccato, ma era di gomma, le mie dita, premendolo, lasciavano l’impronta che subito dopo si rigonfiava e la superficie tornava perfettamente normale. Ma se posavo l’orecchio alla parete del muro, in prossimità di una crepa, sentivo in lontananza gemiti e lamenti compressi, così disperati che non riuscivo a trattenere le lacrime. Nella mia testa quei lamenti si amplificavano e l’angoscia aumentava in maniera devastante. Ho cercato di convincermi che tutto andasse bene, mi sono rannicchiata ai piedi di quel muro con la testa fra le mani e con una intensità che poche volte ricordo di avere avuto, ho chiesto aiuto, muta, senza proferire alcuna parola, le labbra si muovevano ma non riuscivo ad emettere suono. Sono tornata indietro nei miei ricordi di anni, a quando dalla cornetta del telefono, la voce calma del medico mi diceva che mio padre se n’era andato, solo pochi minuti prima…come era possibile, pochi minuti prima ero al telefono con mia madre, che si era leggermente allontanata da lui per rispondermi al cellulare, poi improvvisamente si è girata verso di lui e mi ha sussurrato spaventata “devo lasciarti…non vedo più il movimento del suo respiro, devo lasciarti”. Poi qualche momento dopo la telefonata del medico. Se n’era andato nel preciso istante in cui mia madre era al telefono con me. Ho pensato tante volte a quegli attimi, ho pensato che lui avesse trovato la forza di lasciare mia madre solo in un attimo di sua assenza. Se era lì…non riusciva a farlo, a separarsene.

Un giorno poi parlando con un amico, molto speciale, mi rivelò, che molto spesso, nel momento del trapasso, la persona che sta per andarsene è come trattenuta dalla persona amata che le sta accanto…e non riesce a distaccarsene, solo in un attimo di sua assenza o distrazione o assopimento, trova la forza allora di farlo…e se ne va.

Così è stato per mio padre.

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